INQUINAMENTO DA PFAS, ESPOSTO DEL MOV 5 STELLE IN PROCURA

Il Movimento 5 Stelle ha depositato oggi in Procura a Venezia un nuovo esposto sull’emergenza legata alla presenza dei Pfas nelle acque venete.

 INQUINAMENTO DA PFAS, ESPOSTO DEL MOV 5 STELLE IN PROCURA

A Venezia sono giunti i parlamentari Marco Brugnerotto e Silvia Benedetti, il capogruppo M5S in consiglio regionale, Jacopo Berti, il consigliere regionale Manuel Brusco, il sindaco di Sarego, Roberto Castiglion e la consigliera comunale di Montecchio, Sonia Perenzoni. L’esposto è stato sottoscritto anche da Medicina Democratica e dall’associazione La Terra dei Pfas. Il nuovo esposto è stato reso necessario dalle novità riguardanti le azioni intraprese per il contenimento delle sostanze perfluoroalchiliche: dalle perizie e dagli studi più recenti risulta infatti che i filtri a carboni attivi utilizzati oggi non trattengono i nuovi composti a 4, 5 e 6 atomi, che sono prodotti tuttora dalla Miteni in sostituzione dei vecchi composti a 8 atomi Pfoa e Pfos. “Questa nuova produzione e l'impossibilità, con le attuali tecniche di bloccarli, cambieranno lo scenario futuro delle nostre acque – dicono i 5 Stelle - se non si investe oggi in ricerca e non facciamo oggi prevenzione, ci troveremo con l'aumento esponenziale dei nuovi composti a catena corta in particolare nelle acque potabili”. Tali composti, come rilevato dai più recenti studi in materia, si accumulano direttamente negli organi vitali degli esseri viventi come fegato, polmoni, reni e cervello. L'esposto è stato presentato a Venezia in quanto i Pfas sono arrivati a lambire il mare, le foci dei fiumi veneti e la laguna di Venezia. L'esposto, completo di perizie tecniche, fornisce vari elementi per poter procedere in modo certo nei confronti di chi ha inquinato e sta tutt'ora inquinando e di chi non ha controllato. “La Miteni corre ai ripari adesso, dopo che noi abbiamo fatto scoppiare lo scandalo – spiega Berti – e lo stesso fa una Regione che, dopo anni di immobilismo, è arrivata a minacciare di denunciarci per procurato allarme”. “Ci chiediamo – gli fa eco Brusco – quanti soldi stiano spendendo da anni i cittadini, tramite le bollette dell’acqua, per pagare dei filtri che in realtà non sono adatti a bloccare questi nuovi composti. Tanto alla fine paga sempre Pantalone”. “I nuovi composti a catena corta – spiega Brugnerotto – si depositano direttamente negli organi vitali, come cervello, fegato, reni e polmoni, quindi sono potenzialmente più pericolosi dei Pfas a catena lunga. Spero che si voglia tenerne conto oggi che lo sappiamo, piuttosto che aspettare altri cinque anni per occuparsi del problema”. “Cosa succederà fra 5 anni se non investiamo ora in ricerca – chiede il sindaco di Sarego, Castiglion - sia per quanto riguarda il filtraggio, sia per la produzione di composti diversi dagli attuali? Ci troveremo con le falde piene di Pfas a catena corta, che troviamo già adesso. E chissà quanti altri pozzi dovremo chiudere”. “Chiedo come mai Montecchio non sia più inserita nella zona rossa nelle mappe diffuse dalla Regione – conclude Perenzoni – inoltre auspico, data la situazione, che la Miteni dia il via a una riconversione produttiva verso atri composti meno impattanti”.