Nel marzo dello scorso anno 3 kosovari erano stati arrestati con l’accusa di voler mettere una bomba a Rialto

Questa mattina, all’udienza preliminare del processo è stato chiesto il rito abbreviato, con il quale potranno avere lo sconto di un terzo della pena

Nel marzo dello scorso anno 3 kosovari erano stati arrestati con l’accusa di voler mettere una bomba a Rialto

 

"A Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Ad avere una bomba a Rialto…". È un frammento dell’intercettazione riguardante i tre kosovari bloccati nel marzo 2017 perchè ritenuti parte di una cellula jihadista operante a Venezia e accusati di progettare un attentato a Rialto.


Oggi, gli avvocati difensori di Fisnik Bekaj, Dake Haziraj e Arian Babaj, nel corso dell'udienza preliminare che si è svolta nell'aula bunker di Mestre, hanno chiesto il rito abbreviato dinnanzi al giudice Massimo Vicinanza.


Il rito abbreviato evita quindi il dibattimento in aula e permette di ottenere lo sconto di un terzo della pena e il processo si caratterizzerà solo attraverso l'analisi degli elementi raccolti dagli inquirenti nel corso delle indagini preliminari.

 

I tre, come detto, devono rispondere del reato di associazione con finalità di terrorismo, e sono accusati di far parte di una cellula vicina all'Isis e di voler progettare un attentato a Venezia.


Proprio la frase intercettata dai militari ha preoccupato gli investigatori, frase che venne pronunciata, da un quarto componente del gruppo, all'epoca diciassettenne e che il 31 gennaio scorso è stato condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi di reclusione, sempre con rito abbreviato. Il giovane si trova detenuto in una struttura per minorenni in Sardegna, e come gli altri 3 suoi connazionali, continua a dichiararsi innocente.